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Ricette e racconti

A tavola con il Cuoco e il Poeta

Aggiornamento: 1 gen 2021


Qualche mese è passato da quando il cuoco e il poeta sono rientratia casa, dal loro soggiorno invernale all'estero ed in queste ultime settimane, un inverno passato in sordina, sta lasciando il posto ad una precoce primavera già sbocciata sui ciliegi sparsi qua e là, nel parco della tenuta. Nei giorni più caldi il poeta non perde l'occasione di sedersi qualche ora a meditare accanto ad uno di questi alberi; se ne sta a gambe incrociate e occhi chiusi come un piccolo buddah, con quell'aria tranquilla sul volto. Ahimè gli unici frutti che queste ore di meditazione gli portano sono vere e proprie ciliegie. La sua mente non fa altro che volare tra gli alberi nel giardino, ne immagina i frutti e la sua insaziabile fantasia fa il resto, trascinandolo in un circolo vizioso di delizie e tentazioni. <Questo vivere con il cuoco non mi giova affatto. L'unica cosa che mi ispira sono macedonie di pensieri condite da un'insaziabile golosità> pensa tra sé e sé. Arrivato a quel pensiero, solitamente decide di abbandonare la pratica, si alza e si dirige verso la porta di servizio che immette direttamente nella cucina. Una volta entrato trova l'amico cuoco, il quale vedendolo con quell'aria di rassegnazione stampata sul volto, non esita a rincarare la dose: <Poeta, com'è andata la meditazione? Ciliegie anche oggi?>

Il poeta non risponde. Si limita ad attraversare la cucina con fare disinvolto; butta l'occhio qua e là tra i tegami di rame, che scricchiolano sul fuoco e mandano aromi di prelibatezze celate da lucenti coperchi e finge un ostentato disinteresse. Quest'oggi tuttavia una pioggerellina primaverile bagna i ciliegi e costringe il poeta nel suo studio, seduto davanti alla macchina da scrivere. Non batte tasto da più di un'ora. Resta lì, seduto. Non sta meditando, piuttosto contempla un profumo che impregna ogni angolo della casa; è così intenso che nient'altro riesce a catturare la sua curiosità e convincerlo a lasciare il posto. Solo il suo sguardo si allontana. Fa un balzo oltre il vetro della grande finestra che si trova davanti al suo scrittoio, corre libero nel cortile fino a raggiungere la siepe, la percorre fino ad incontrare una piccola falla all'altezza del terreno, un cunicolo e lo attraversa perdendosi nella macchia campestre. <FINALMENTE! CI SONO RIUSCITO!> risuona nel silenzio della casa il grido esultante del cuoco. Il poeta ha una curiosità più forte dell'olfatto e non perde un attimo; si getta all'inseguimento dell'eco fino a raggiungerlo in cucina.

"Zafferano: la più rara tra le spezie dei mortali"

<Poeta devi aiutarmi!> lo aggredisce il cuoco <La mia arte è al tuo servizio caro amico, MA...devi promettermi che qualunque cosa tu sia riuscito a fare, potrò assaggiarla. Promettilo!> <Tutto quello che vuoi poeta, promesso. Ma devi aiutarmi.> <Dunque cosa posso fare per...> <Componi un'ode!> lo interrompe il cuoco senza lasciare che l'amico finisca di porgli la domanda

<Eh caro cuoco, la fai facile tu! Ma per comporre un'ode, c'è bisogno di una musa.> risponde il poeta distogliendo lo sguardo dall'amico e cercando tra i barattoli della credenza qualcosa che gli stuzzicasse l'appetito. <Ce l'ho!> risponde il cuoco senza esitazione Il poeta lascia perdere la sua ricerca e con espressione di meraviglia torna a rivolgersi al cuoco: <Ce l'hai...e dimmi dunque chi sarebbe questa musa che t'ispira un'ode...sei sempre qui a spadellare. Sarà mica una delle tue pentole!?> lo incalza <Quando dico una musa, cuoco, parlo di un essere in carne ed ossa. Una donna!> Il cuoco ne ha le pentole piene del poeta e sa come stuzzicare la sua curiosità in questi casi. <Bene!> esordisce <Tu non aiuti me e io non ti faccio assaggiare la mia ultima creazione. E bada! Questa volta è davvero divina, come la musa che me l'ha ispirata.> asserisce il cuoco volgendo gli occhi al soffitto e stringendo il mestolo al petto, con fare da innamorato. Il poeta rimane di stucco con un atteggiamento di imprevista sconfitta. Sfoglia rapidamente le pagine del suo taccuino mentale in cerca delle parole giuste per vincere l'amico, senza trovare dei versi o una rima che facciano al caso suo... ...ed in quel silenzio sospeso la coscienza del poeta, come una sottile voce interiore, lo aiuta a vederci più chiaro: <Quel cuoco è una testaccia quando ci si mette... che vuoi farci poeta, dopotutto il coltello dalla parte del manico ce l'ha lui e tu hai la penna. E scrivigli quest'ode così poi assaggerai questa divina delizia! Io c'ho fame, facciamo un lavoro di squadra. Aggiudicato! > <Affare fatto cuoco!> esclamò il poeta una volta tornato alla realtà. <Scriverò un'ode per la tua musa, ma devi darmi tutti i particolari cosicché io possa immedesimarmi e diventare te, per quel tempo in cui i tuoi occhi l'hanno contemplata.> <D'accordo poeta> iniziò il cuoco <andò più o meno così... ... entrasti tu e la stanza scomparve. Le pareti divennero alberi, che orlavano un pavimento adesso coperto di trifoglio dei campi e tarassaco fiorito. Non c'erano più il tavolo e le credenze di freddo acciaio. Il ronzio dell'impastatrice e della cella frigo divenne quello delle api, che amoreggiavano con i fiori. Scorreva acqua nel lavello , divenne il lontano gorgheggiare di un ruscello. Le voci delle altre persone presenti, adesso erano il cinguettare dei passeri, che si inseguivano tra le fronde dei pioppi. Rimasi sospeso in quell'incanto per non so quanto tempo. Ed il tempo mi fece il dono di non scorrere, ed io colsi ogni attimo per osservare. Il tuo sguardo mi avvolse come una fresca brezza, di una notte d'estate. E fu un battito delle tue ciglia a sollevare quella brezza e di quella fragranza che impregnò l'aria, sento ancora oggi le note delicate.  Per un'ora, un giorno, un mese non so dir quanto, mi sembrasti impossibile, divina ed irraggiungibile. Poi un gesto, tanto misurato quanto sensuale delle tue mani, così facili da guardare e difficili da definire con parole umane, tradì il tuo essere mortale, svelando ai miei occhi gli ingredienti che nell'anima tua si mescolano, donandoti quell'aroma che vorrei sempre respirare. In quell'istante si sciolse il tempo e svanì l'incanto. Ho tentato a lungo, invano di materializzare con la mia arte,

l'essenza di quel momento. Meditando, la tua immagine ispirò la mia mano e nel piatto miscelai il divino e l'umano. Così dall'incontro tra Ambrosia, il nettare degli dei e Zafferano, la più rara tra le spezie dei mortali, ho creato la mia ode per te.

"Risotto Ambrosia e Zafferano" <Caro cuoco non mentivi affatto dicendo che la tua musa è divina! Se lo fosse anche solo la metà di questo piatto, in ogni caso la sedia più alta dell'Olimpo spetterebbe a lei. Ma dimmi qualcosa di più...qual'è il suo nome?> domanda il poeta con curiosità. <Il nome di una dea non può essere pronunciato, se non in sua presenza> risponde saggiamente il cuoco.

<Credi che leggendo la tua ode, lei capirà? >

<Ne sono certo poeta.> <E come sai che la leggerà?> <Lei legge sempre le nostre storie. Buon appetito, poeta.>

Buon appetito



Per la preparazione di risotti speciali vi consiglio di leggere 3000 chicchi di riso di Alberto Girotto a parer mio il libro più completo sulla tradizione e l'utilizzo del riso nell'alimentazione.

In alternativa il libro A tutto riso di Gribaudo Edizioni meno succoso ma con buoni suggerimenti per la preparazione di svariate ricette a base di riso.

 
 
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