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Ricette e racconti

A tavola con il Cuoco e il Poeta

Aggiornamento: 9 nov 2020

Quel giorno stesso, il Poeta uscì di buon ora per la passeggiata del mattino. Attraversando silenziosamente la casa, intravide il Cuoco lavorare sodo in cucina tra mele, nuvole di farina e fragranti aromi che aleggiavano nell'aria.

Passò, senza farsi notare ed uscì chiudendo delicatamente il grande portone di legno; scese i cinque scalini che introducono al grande cortile e s'incamminò lungo il viale.


Il suo camminare fu tranquillo e rilassato, come al solito. I suoi calcoli erano sempre giusti; non c'era motivo di affrettarsi. Sarebbe rientrato a casa nel preciso momento in cui il Cuoco, finiti gli impasti e le cotture, rassettava la tavola giusto in tempo per la colazione.

Ogni mattina si svegliava al suono del crepitio metallico diffuso dalla pentola di rame sul fuoco; era il segnale che il Cuoco, aveva iniziato le prime faccende del giorno. Allora si levava dal letto, apriva la grande tenda che oscurava la finestra e lasciava entrare la luce del Sole ancora giovane, stiracchiandosi nel tepore che emanava attraverso il vetro. Così si dirigeva verso la toilette. Lì si lavava velocemente la faccia e sorrideva guardandosi allo specchio. Dopodiché tornava nel guardaroba, indossava abiti comodi e si apprestava ad uscire.


E così fu quella mattina.


Appena rientrato trovò il suo inseparabile amico che, tutto felice disponeva la tavola per la colazione, come previsto. Aveva le mani e il contorno della bocca impiastricciate di una mescola violacea.


<Qualcosa di goloso dev'essere successo!> pensò il Poeta.


Non appena la porta si richiuse alle sue spalle, vide il Cuoco alzare gli occhi dal tavolo e fissarli nel vuoto per un momento. Lo accolse senza salutarlo nemmeno.


<Poeta, ricordi la storia di Adamo ed Eva?>


<Mah...>


<Ti rinfresco la memoria! Inizia così:

"Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a Oriente...prese l'uomo e lo pose nel giardino perché lo coltivasse e lo custodisse..." Genesi 1.2.8-15 >


<Si ricordo di un bellissimo giardino...o era un orto?

Credo ci fossero anche degli animali...forse era una fattoria!>


<Dovunque fossero, se ne stavano tranquilli, seduti all'ombra dell'Albero di Mele. Intorno a loro, bellissime creature dal manto color nocciola e dalle corna regali, brucavano l'erba dei prati; gli uccelli più variopinti volavano tra le fronde degli alberi, addolcendo l'aria con il loro canto.

Godevano piacevolmente dei doni della natura, senza affanno, senza preoccupazione per il domani: si lavavano nella Pioggia, il Sole li asciugava e il Vento li vestiva.

Mangiavano, dormivano, camminavano a piedi scalzi, facevano l'amore, si rincorrevano nei prati, cantavano melodie celestiali. Raccoglievano frutti, bacche, funghi, radici. Cacciavano animali.>


<Scusa se ti interrompo Cuoco! Non ricordo tutta la storia, ma di una cosa sono certo: Adamo ed Eva erano Vegani.

Ma ti prego, continua, sono curioso. Poi cos'è successo?>


<Ah sì, la Mela!>


"...diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti»." Genesi 1.2.16-17


<Moriresti?! Non la ricordavo così! Cuoco forse ti confondi con la mela avvelenata che mangiò Biancaneve?>


<Poeta, tu la storia non la ricordi perché da piccolo non frequentavi il catechismo. Sei cresciuto con i tuoi amici, mezzi artisti, mezzi hippy, tutti pagani o atei; le mele andavate a rubarle a tutto il villaggio. Anche dall'albero di mio nonno!>


Il Poeta conosce bene il suo amico Cuoco e pensa: <Se lo lascio parlare e gli do la mia attenzione, lui darà a me uno dei suoi dolcetti, che sono sempre delle opere d'arte e ispirano la mia poesia. Così finalmente potrò tornare alla mia macchina da scrivere con la pancia piena e qualcosa da raccontare.>

<Perdonami Cuoco! Non interromperò più il filo dei tuoi pensieri. Vai avanti, sono curioso. Mi siedo qui ed ascolto.>


<Insomma Poeta, di tempo ne è passato e tutta la storia è lunga da raccontare. È ora di colazione, vorresti unirti a me? Ho appena sfornato dei dolcetti, che sono sicuro, ispireranno la tua poesia.>


<Molto volentieri Cuoco! Ho giusto un buco allo stomaco da riempire e un palato da coccolare. Siederò con te alla tua tavola, grazie.>


<Dunque, buona colazione Poeta!>


Cadeaux di mele e mandorle

- Cadeaux di mele e mandorle -



- Tartelette di mele e mirtilli -

<Quanto gusto, in così poco spazio!>


Il Cuoco mi ha raccontato una bella storia oggi...e quei dolcetti a colazione erano tentatori al punto che mi sembra di averlo vissuto in prima persona il "Peccato Originale". Mi sono sentito come Adamo con la mela in mano; guardandola nella sua perfezione avrà pensato: <La mordo o non la mordo?>

Io al suo stesso modo ero titubante davanti alla dolcezza, celata in qui fragranti capolavori.


Poi, d'improvviso ho ricordato la morale della storia di Adamo ed Eva:

"Se si tratta di mordere mele, in nome del Peccato Originale, continuate a peccare. Amate le mele e amatevi l'un l'altro!"


<Così era scritto da qualche parte nella Genesi, dico bene Cuoco?>


<Io che so la storia, non avrei saputo dirlo meglio, Poeta.>


<Allora, io mordo! E che Dio mi perdoni!>

 
 

Aggiornamento: 9 nov 2020


<Poeta cosa ne pensi del viaggio?>


<Cuoco, per me il viaggio è il metro di misura dell'esistenza; rimedio allo scorrere del tempo, alla solitudine, all'invecchiamento. Simbolo di unità, le tue strade sono il luogo d'incontro degli esseri umani. Sorgente da cui sgorgano copiose, stille di libertà. Libro che dispensa irripetibile conoscenza. Orizzonte in continuo cambiamento. Creativo: come l'amore ci sono infiniti modi per farlo...>


<E tu come preferisci farlo?> domanda il Cuoco.

Il Poeta espira profondamente: <Viaggio a modo mio. Cammino lento> risponde.


- Lento Cammino -


La pioggia scende sopra al grano

Lento Cammino

tra verdi campi

Olmi, abbandonati nel vento

scuotono le chiome informi.


Grilli e ranocchi

sguazzano e gracidano lungo i fossati

Lento Cammino

Il canto loro si fa d’intorno

in un infinito eco.


Si affaccia la pianura ad ogni sguardo

Lento Cammino

in ogni angolo solitario

si rinnova, in un prato fiorito

in un campo arso.


Non esiste tempo qui

se non l’attimo che vivo,

Lento Cammino

attraverso pensieri

che disegnano sul volto un sorriso.


Lento Cammino

Non c’è dubbio nel mio andare

lungo la strada con il sole

o sotto il cielo stellato

dove sono diretto non saprò dir

finché non sarò arrivato.



<A volte immagino viaggi, rimanendo seduto alla macchina da scrivere. Spesso tu mi aiuti Cuoco, stimolando viaggi sensoriali fatti di profumi e sapori, così intensi che posso fare una realtà della mia immaginazione; così intensi da farmi vivere posti lontani che non conosco e farmi vedere cose che non ho mai visto. È possibile questo?>


<L'arte del cucinare può fare queste magie> afferma il Cuoco <posso portarti lontano se vuoi, respira a fondo, addolcisci il palato. Ascolta! Il suono delle onde. Una spiaggia bianca, le palme, il calore del Sole, un'isola nel mare. Assaggia questo viaggio ai tropici!>




<Buon appetito e buon viaggio Poeta.>

 
 

Aggiornamento: 7 nov 2020



Passeggio nell'orto, nell'ora più bella del giorno.

Quella in cui la luce, che precede il tramonto, colora il cielo di infinite sfumature dall'azzurro al rosso.

L'orto volge a ovest e proprio sul finir del campo, dove cade il Sole, c'è una pianta di fico. Per esser di questa specie è un'albero piuttosto maestoso tanto che, per raccogliere i frutti che crescono sui i rami più alti, devo far uso di un'asta di ferro, lunga circa due metri, uncinata agli estremi. Questo mi consente di agganciare il ramo e di fletterlo, grazie alla flessibilità del suo legno, fino a portarlo all'altezza del mio naso che si riempie, di un profumo divino.


Spesso cammino in questo luogo, in quest'ora del giorno, in questo periodo dell'anno; quando l'albero è più generoso e i suoi frutti sono così soffici da sciogliersi al tocco, sinonimo di una dolcezza celata che culmina in un'appiccicosa goccia dorata.

Il mio occhio scruta tra i rami più alti che nascondono il cielo, in cerca di qualche frutto più maturo degli altri.

E in quello spostarsi di foglie e di rami si rivela, sopra a tutto, una nuvola, là nel cielo...



NuvoLà

Con suono inaudito

soffi nel cielo.

Silenzio.

Ammucchiata di spiriti

coroni le alte cime.

Sei un maestoso sipario

che cela la profondità

di un teatro senza confine.

Colore in trasparenza.

Sfumatura invisibile.

Con profili

neri e taglienti

sventrata da luce penetrante

dissolvi fazzoletti di vita

nell’etere.




Riempio un cestino e m'incammino verso casa; sulla strada del ritorno penso a quanto amo la crostata di fichi.



Il cuoco viene in mio aiuto ed eccomi a colazione, la mattina dopo, in compagnia della mia amata.


<Che opera d'arte!>

<Una gran ficata!>


<Cuoco mi dai la ricetta per fare questa medicina?

Con parole tue, che poi le metto in rima!>


La RICETTA

La pasta è una frolla leggera che anche i "meno fortunati" possono mangiare.

<Hai sentito Poeta? L'ho fatta per te che sei intollerante ai latticini>.

Per il vegano può risultare un'ottima alternativa alla frolla classica, quella con il burro e le uova. A parer mio e di qualche cavia "sana" su cui l'ho testata, questa ricetta per la pasta frolla, risulta molto gustosa e sono sicuro che i più potrebbero apprezzarla.


La pasta frolla

Inizia miscelando i liquidi che, son loro a comandare il gioco in un'alchimia ben riuscita. Nell'ordine:

  1. 75g di succo di mele o acqua in alternativa;

  2. 100g d'olio di cocco se ce l'hai buono; assicurati della provenienza e della sostenibilità della produzione. Se vuoi rimanere sul sicuro e valorizzare i prodotti del territorio, l'olio di semi di girasole è per me il più indicato per far dolci di questa natura;

  3. 150g di malto di riso o di miglio (200g se è malto d'orzo, che comunque sconsiglio per la cottura; si presta meglio per altri tipi di preparazioni);

  4. 80-100g di zucchero grezzo di canna; che sia grezzo perché se metti il bianco con queste dosi, ti viene il diabete dopo due fette! Non fare il furbo Poeta!

Mescola con la frusta per dare ossigeno al composto: il malto contiene enzimi, se li facciamo respirare, ci saranno di aiuto nei primi momenti di cottura, poi Adios!

Inizia ad aggiungere la farina, che può essere di grano o di avena, purché sia di qualità e non raffinata allo 0 assoluto. La tipo 1 o 2 di grano tenero andrà benissimo.

Mescola e continua ad aggiungere farina fino ad ottenere una pasta morbida che non appiccica. Lascia riposare l'impasto a temperatura ambiente mentre...

...pulisci i fichi raccolti nell'orto al tramonto.


<Romantico di un Poeta! Mi fai venire il mal di stomaco. Altro che lo zucchero grezzo, ti metto il sale grosso nella crostata, per fatti passare la tua sdolcinatezza!>.


Stendi la frolla

Stendi una parte della pasta con il mattarello allo spessore di un centimetro circa e trasferiscila in una pirofila con il bordo alto. Usa le mani per completare la stesura e mettici il Cuore. Spandila di modo da riempire tutta la pirofila fino al bordo. Verifica con uno stuzzicadenti che lo spessore della pasta risulti di circa 4-5 millimetri.

Farcisci con i fichi pelati. Puoi lasciarli interi, schiacciarli, tagliarli. Io ne uso un po' interi e un po' aperti in 4 spicchi.

Stendi con il mattarello la pasta frolla tenuta da parte, ad uno spessore di circa 6-7 millimetri per coprire la crostata.

Metti in forno già caldo a 180°C statico o ventilato e fai cuocere per circa 45 minuti. Controlla la cottura di tanto in tanto.

Quando è pronta, tirala fuori dal forno e lasciala raffreddare nella pirofila.


Gustala

<Godine insieme a qualcuno, che il cibo condiviso ha un sapore più vero, più reale; perché lo gusti due volte: una nel tuo palato, l'altra nell'espressione soddisfatta sul viso del tuo commensale>.


<C'è una fetta anche per te....

Vieni a farmi compagnia!>



 
 
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